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L'OSSERVATORE ROMANO
Venerdì / 15 gennaio 2010, p. 4

I Verbiti nel cimitero romano di Domitilla
Guide speciali per la catacomba più vasta

di GIOVANNI CARRÙ

l 15 gennaio è festa grande per i missionari verbiti, che celebrano la solennità del loro fondatore Arnoldo Janssen, dichiarato santo, insieme al confratello Giuseppe Freinademetz, da Giovanni Paolo II il 5 ottobre 2003. Sant'Arnoldo nacque a Goch, nella diocesi di Münster, il 5 novembre 1837. Ordinato sacerdote nel 1859, maturò ben presto una speciale venerazione, imitazione e predicazione del Verbo incarnato, che lo portò a sviluppare da un lato l'uso dei mezzi di comunicazione, precorrendo per certi versi i tempi attuali, e dall'altro la vocazione missionaria, che lo condusse, fin dalla nascita della congregazione, fuori dalla Germania, ove, in pieno Kulturkampf, la Chiesa cattolica subiva molte opposizioni. II primo passo fu l'Olanda, ove sant'Arnoldo fondò a Steyl la casa missionaria Saint Michael (8 settembre 1875). L'anno successivo, inaugurò la prima tipografia missionaria che stampava in migliaia di copie le riviste «Kleiner Herz lesu Bote» e «Die heilige Stadt Gottes». Nel 1878 partirono i primi missionari da lui inviati in Cina: padre Giuseppe Freinademetz e padre Johann Anzer. Tra il 1884 e il 1886 si collocano i passaggi determinanti per la nascita della Societas Verbi Divini, di cui padre Janssen è eletto superiore generale a vita.

La prima approvazione venne dal vescovo di Roermond; nel 1901 la Santa Sede emise il decretum laudis della società. Ben presto san Arnoldo inviò i suoi figli anche in America e in Africa; intanto si aprivano case in Europa e a Roma, per la formazione del clero. Nel 1889, Arnoldo istitui la congregazione delle Suore Serve dello Spirito Santo, e, nel 1896, quella delle Suore Serve dello Spirito Santo per l'Adorazione Perpetua.

Il 15 gennaio 1909 padre Janssen morì a Steyl. con una congregazione, oggi nota come missionari verbiti, che contava già una cinquantina di sacerdoti e alcune centinaia di laici. Se in origine la famiglia religiosa di Steyl aveva una forte caratterizzazione tedesca ed europea, oggi circa la metà degli oltre diecimila membri (padri, fratelli e suore di Steyl), provengono da Paesi dell'emisfero meri­dionale e soprattutto dall'Asia.

Dal mese di gennaio 2009 la famiglia religiosa dei verbiti ha accolto un nuovo servizio nel quale può pienamente esprimere quella vocazione missionaria e quella caratteristica di internazionalità che per precisa volontà del suo fondatore la contraddistinguono. E da un anno, infatti, che la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ha affidato ai missionari verbiti la gestione delle catacombe romane di Domitilla, avvicendandoli alla famiglia dei fratelli della Misericordia di Maria Ausiliatrice. L'accoglienza dei visitatori delle catacombe e la presentazione dei contenuti di storia, archeologia e fede specifici del sito archeologico dell'Ardeatina. Si propongono come una nuova missione che i padri verbiti hanno accolto con entusiasmo, impegnandosi a ricercare nuove vie e nuovi metodi per andare incontro alle esigenze sempre più articolate dei tanti visitatori.

L'esperienza di numerosi anni di gestione delle visite nelle catacombe ha dimostrato che il visitatore di questi luoghi non è solo un turista più o meno frettoloso, interessato all'arte e all'archeologia. Chi viene in catacomba, infatti, indipendentemente dalla sua fede, e anche se non coltiva una particolare convinzione religiosa, avverte immediatamente l'attrazione particolare esercitata da queste mete, che proprio per aver dato l'estrema dimora a tanti martiri, sono paradigma di un'esperienza spirituale totalizzante, che interroga l'uomo d'oggi e lo pone necessariamente dinanzi a una dimensione più profonda. In questo senso la visita delle catacombe appare come un'opportunità unica, sia per il visitatore, sia per la comunità religiosa che lo accoglie, da un lato per stabilire una comunicazione feconda, dall'altro per rispondere a quel forte bisogno di sacro, di silenzio e di riflessione che l'uomo moderno, da qualsiasi latitudine provenga, manifesta, particolarmente on the road.

E compito specifico della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e delle comunità religiose custodi delle catacombe cercare di rispondere a questi bisogni nel modo più adeguato, avvalendosi anche di approcci innovativi, che portino a una valorizzazione delle numerose potenzialità insite nei monumenti, spesso misconosciute.

È appunto il caso del coemeterium Domitillae. Allo stato attuale delle conoscenze, e questa la catacomba romana più vasta, scavata nel sottosuolo delle proprietà suburbane della nobile Flavia Domitilla, nipote dell'imperatore Dominano, il quale nell'anno 95 ne Fece condannare a morte il marito, il console Flavio Clemente, e la esiliò, con l'accusa per entrambi di ateismo a pratiche giudaiche. Dietro tale accusa, che colpi con l'esilio anche una nipote del console, omonima della zia, si alludeva probabilmente all'avvicinamento -assai pericoloso per l'establishment imperiale- della importante casata dei Flavi, o almeno di una parte di essa, alla fede cristiana.

Testimonianze epigrafiche confermano che Flavia Domitilla concesse nelle sue vaste proprietà dell'Ardeatina, l'ius sepolcri a privati, tra i quali alcuni membri della comunità cristiana della prima ora. A partire da queste prime limitate strutture funerarie si avviò quel processo di aggregazione progressiva di ipogei originariamente autonomi alla base della formazione della colossale necropoli paleocristiana sotterranea.

Nell'ultimo ventennio la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ha dedicato molti interventi di restauro conservativo all'immenso patrimonio pittorico e scultoreo di questo cimitero, attualmente in corso di censimento da parte dell'Accademia delle Scienze di Vienna. Per citarne alcuni, possiamo annoverare i restauri degli arcosoli di Veneranda e degli Apostoli Piccoli, degli ipogei dei Flavi e di Ampliato, degli oltre mille reperti scultorei della basilica dei Santi Nereo ed Achilleo, quest'ultimo a completamento dell'opera di ricostruzione della grande copertura lignea ottocentesca dell'edificio, crollata - miracolosamente senza danni alle persone io una notte dell'agosto 1998. Gli interventi attuati hanno posto all'attenzione degli operatori l'assoluta necessità, da un lato di proseguire nel monitoraggio attento dello stato conservativo dello sterminato patrimonio archeologico, dall'altro di affiancare ai nuovi restauri un programma organico di manutenzione, mediante il quale «tesaurizzare» il più possibile nel tempo i risultati positivi dell'opera di risanamento già attuata.

Inoltre al momento è in corso da parte della Pontificia Commissione dì Archeologia Sacra accogliendo le richieste della comunità religiosa custode - uno studio paesaggistico volto alla valorizzazione delle vaste aree esterne verdi della catacomba, fino a oggi molto trascurate, al fine di migliorare lo standard qualitativo generale della fruizione del monumento da parte dei visitatori, sotto il profilo dell'accessibilità, dell'accoglienza e di una più gradevole permanenza temporanea dei gruppi. In particolare, sono allo studio approcci migliorativi per la fruizione di gruppi particolari, come quelli di, o con, bambini; e anche di visitatori con difficoltà motorie o di altro tipo.